| — | Dostoevskij sull’eterno ritorno. |
| — | Fëdor M. Dostoevskij, L’Eterno Marito |
Ragazza timida
e dal sorriso triste
hai gli occhi del cielo
e un ciuffo li annoia.
Non conosco il tuo nome
ma danzerei con te un pomeriggio intero.
Le rime che intenti
in giorni di gioia
inni di disperato dolore
raccontano al cuore
il tuo accidioso e triste
sconforto.
Scalderei volentieri
il tuo cuore
solitario
ma proprio questo
porterà altri dolori.
La morte di Osiride corrisponde, secondo il mito egiziano, al diciassette del mese, quando cioè il plenilunio si compie e risulta perfettamente visibile. Per tale ragione i Pitagorici chiamano ‘ostacolo’ questo giorno, e hanno in odio il diciassette più di ogni altro numero.
Esso infatti cade fra il sedici, che è un quadrato, e il diciotto, che è un rettangolo, i soli fra i numeri a formare figure piane che abbiano il perimetro uguale all’area; il diciassette si pone come un ostacolo fra di loro, e li separa l’uno dall’altro, e spezza la proporzione di uno e un ottavo in intervalli diseguali.
| — | Plutarco, Iside e Osiride |
| — | Plutarco, Iside e Osiride |
Il vero problema di Sanremo è che mi fa venire voglia di scrivere canzoni sui rutti e sulla merda. Il vero problema di molti critici di Sanremo, invece, è che mi fanno venire voglia di ascoltare Lady Gaga e gli Stadio. Perché in Italia la superficialità, la cafonaggine e l’ignoranza conoscono…
| — | Anonimo Internettiano |
Discutendo con degli amici circa le Mutande di Superman (sissignore!) mi sono trovato a pensare quanto segue.
La discussione verteva principalmente intorno un film di Superman le cui riprese sono in corso, e si partiva dalla mia tesi che l’aver eliminato dal costume di Superman le iconiche mutandone rosse -in precedenza poste a vista sulla calzamaglia azzurra- fosse specchio della tendenza odierna ad appiattire ogni forma di contenuto, ad omologare tutto ed eliminare le differenze. Si dà il caso che per me tale tendenza corrisponda praticamente alla morte cerebrale, ancor più se viene applicata all’Arte, peggio ancora se si tratta di narrativa fantascientifica: la fantascienza DEVE mostrare riflessioni intorno mondi differenti, deve parlarci di un “What If”.
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Superman è l’emblema del Supereroe, dell’Eroico Fantascientifico (o Fantastico, o Divino). Superman è Kal-El, Alieno unico sopravvissuto della propria razza ed inviato dal suo morente Padre sulla Terra quale quale eredità e dono per l’umanità: un super uomo che ispiri l’umanità a grandi gesta di rettitudine, bontà, purezza, magnificenza, affinché non tutta l’eredità di Krypton scompaia. Se la Vita è Informazione, il suo Sommo Scopo deve essere la Condivisione, la Comunicazione: alla morte dell’intera razza Kryptoniana sopravvive questo unico fanciullo, ed il suo scopo è far vivere milioni di anni di Cultura -e di Scienza, e di Scoperte, e di Arte, e di ERRORI IRREVERSIBILI- e trasmetterli all’Umanità, affinché non tutto sia stato vano.
Superman DEVE essere diverso da noi umani: Superman è alto, è bello, ha gli occhi azzurri e luminosissimi e i capelli neri e brillanti, è forte e giusto è pressoché invincibile e non mente mai. E se qualcuno ha problemi coi suoi mutandoni rossi o col suo essere bello buono allegro e colorato, il problema non deve toccare Superman: Superman è l’ispirazione, ed a noi spetta omologarci a lui e seguirlo, non deve esser lui ad omologarsi a noi e divenire mediocre. Se l’umanità non sa accettare che un membro di un’altra Cultura vesta strambo che speranze può mai avere questa umanità di fare il passo successivo all’accettazione e tentare anche di comprendere, assimilare, giovarsi dei rapporti comuni?
Siamo noi a doverci adattare all’idea che nel mondo esistono differenze e che queste vadano comprese: non sono le differenze a dover scomparire per non offendere il nostro ego. Specialmente se parliamo di Comunicazione, e ancora di più se parliamo di Arte, ancor più se parliamo di di Fantascienza, e ancor più se parliamo di Supereroi.
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La giusta obiezione posta al mio ragionamento riguardava per l’appunto la natura di “comunicazione” insita in ogni forma d’Arte. In pratica si è discusso del fatto che il mio discorso così elitario potesse non essere pertinente se applicato ad un blockbuster destinato a centinaia di milioni di persone: appiattire i contenuti ed eliminare quanto disturbi l’occhio del pubblico è una necessità e deve quindi essere giustificato. Eppure è proprio intorno questo discorso che io fondo il mio ragionamento ed il mio sdegno per la scomparsa delle Mutande di Superman (capitemi, le Mutande son solo un simbolo, sono il feticcio intorno cui gira tutta la perdita di contenuti comune al generale andazzo dei Media).

La “Comunicazione” consiste per l’appunto nel fatto che due persone siano diverse e che una tenti di comunicare all’altra la propria diversità e l’altra, accettando il messaggio, ne sia arricchita. Se non abbiamo nulla da dirci, meglio tacere: se invece comunichiamo è perché evidentemente non siamo uguali, possediamo conoscenze diverse o idee diverse o quantomeno percorsi differenti per giungere ad una medesima concezione.
I Media di oggi fanno l’esatto opposto: ci ovattano la mente di un continuo già noto, ci gratificano col ribadire credenze e preconcetti comuni, ci abituano ad un Cinema privo di contenuti, ci propinano una TV fatta di Reality Show e della subumana sua popolazione erta al grado di nuovi Dei Olimpi, ci abitua ad una Internet sempre più dominata dalla pressante mediocrità e dalla demagogia di contenuti sempre più qualunquisti, banali, scadenti ed ubiquitari (qualsiasi meme si autoreplica in ogni contesto, specie nei meno appropriati, spesso con una preoccupante perdita di radici, di filologia, di storia) siamo assuefatti da una estetica sempre più piatta (e di conseguenza sempre più estrema, dove ad ogni nuovo appiattimento generale consegue una nuova evoluzione di massa verso ulteriori deformazioni del corpo, dell’arte visiva, del modo di esprimersi).

L’odierna Comunicazione consiste nel comunicare l’assenza di comunicazione: tutti siamo uguali, tutti siamo in tutto, siamo tutti Dio e ci beiamo nell’onnipotenza della nostra ignoranza, gratificati dall’avere Eroi ed Idoli assolutamente mediocri e raggiungibili.